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Notifiche push: quando aiutano e quando infastidiscono

Sono il motivo principale per fare un'app. E il motivo per cui la gente la disinstalla. Le regole per usarle bene.

4 min di letturaApp

Guarda il tuo telefono. Quante app ti mandano notifiche che non leggi più? E quante ne hai spente, o disinstallate, perché non la smettevano? Ora pensa alla tua futura app, sul telefono dei tuoi clienti, accanto a quelle. Ha una possibilità sola di non finire nello stesso mucchio.

Le notifiche push sono la cosa più potente che un'app ha e un sito no. In questo articolo ti spiego come funzionano, quali servono davvero, quali fanno danni e le regole perché la prima categoria non diventi la seconda.

Cosa sono e come funzionano

Una notifica push è un messaggio che arriva sul telefono anche se l'app è chiusa. Parte dal tuo server, passa da Apple o da Google, e compare sullo schermo bloccato. Non serve che il cliente apra niente. Per questo è potente, e per questo va maneggiata con cura: stai entrando nella sua giornata senza che te l'abbia chiesto in quel momento.

Il cliente deve dare il permesso, una volta, e può toglierlo quando vuole. Su iPhone la domanda la fa il sistema, e se la risposta è no, non si può più chiedere dall'app. Il momento in cui chiedi il permesso conta quanto quello che mandi dopo.

Le notifiche che funzionano

Hanno una cosa in comune: riguardano quella persona, in quel momento, per una cosa che ha scelto lei.

  • Il promemoria. “La tua lezione inizia tra un'ora.” “Domani alle 10 hai l'appuntamento.” È la notifica più utile che esista, e quella che fa calare di più le assenze.
  • Lo stato di qualcosa che aspetta. “Il tuo ordine è pronto.” “La tua auto è in consegna.” “Il tuo posto in lista d'attesa si è liberato.” Il cliente la aspetta: aprirla è un sollievo, non un fastidio.
  • La cosa che scade. “L'abbonamento scade tra sette giorni.” “Il certificato medico è in scadenza.” Una volta, con anticipo, con il pulsante per risolvere.
  • La risposta a una sua domanda. Ha scritto all'assistenza, qualcuno ha risposto. Non c'è nulla da spiegare.

Le notifiche che fanno danni

  • La promozione quotidiana. “Oggi sconto del 10 percento.” Una volta al mese forse. Ogni giorno è il modo più rapido per essere disinstallati.
  • Il “ci manchi”. “Non ti vediamo da un po'.” Il cliente lo sa. Se non viene, ha un motivo, e la notifica non è la cura.
  • Quella a orari sbagliati. Alle 23 e alle 7 del mattino non si manda niente, a meno che non sia urgente davvero. Il server lo sa e aspetta.
  • Quella per tutti. Una notifica mandata a tutti i clienti insieme è quasi sempre sbagliata per quasi tutti. Se riguarda solo chi ha una lezione domani, la ricevono solo loro.

Le regole che ogni app dovrebbe rispettare

  1. Il permesso si chiede nel momento giusto, non all'apertura. Dopo la prima prenotazione, con una riga che dice a cosa serve: “Vuoi un promemoria un'ora prima?”.
  2. Ogni tipo di notifica ha il suo interruttore nelle impostazioni dell'app. Spegnere i promemoria non spegne gli avvisi sugli ordini.
  3. C'è un limite al giorno e una fascia oraria. Il server li rispetta anche se qualcuno in ufficio preme il pulsante tre volte.
  4. Ogni notifica porta da qualche parte: si tocca e si apre la lezione, l'ordine, la scadenza. Mai una notifica che apre la home e basta.
  5. Le promozioni, se ci sono, sono una categoria a sé, spenta all'inizio: il cliente la accende se vuole.

Quanto costa

Le notifiche sono una funzione dell'app, con il suo prezzo nel preventivo a voci. Il costo di invio è praticamente zero: Apple e Google non fanno pagare la consegna, e il server che le manda è lo stesso dell'app, intestato a te. Quello che costa è disegnarle bene: quali, quando, con quali interruttori. Si fa una volta, nel documento dei requisiti.

Quando non ti servono

  • Se il cliente ti usa una volta l'anno. Non ricorderà perché ha l'app, e la notifica sembrerà spam.
  • Se l'unica cosa che vorresti mandare è pubblicità. Per quella ci sono le email e i social, che la gente accetta di più.
  • Se chi usa l'app sono i tuoi collaboratori in ufficio, davanti a un computer. Una web app con gli avvisi a schermo basta, e costa meno.
Una notifica è una promessa: “ti disturbo solo se ne vale la pena”. Ogni volta che la mantieni, la prossima verrà letta. Ogni volta che la rompi, ne hai una in meno.

Da dove partire

Scrivi le notifiche che manderesti, una per riga, e accanto a ognuna chi la riceve e perché gli serve. Se non riesci a scrivere il “perché gli serve”, cancellala. Quelle che restano sono le notifiche della tua app, e la lista da dare a chi la costruisce.

Di solito restano in tre o quattro. Ed è il numero giusto.

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