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Pagamenti online: Stripe e PayPal, spiegati a chi deve incassare

Il cliente mette la carta, i soldi arrivano sul tuo conto. In mezzo c'è chi prende una commissione. Quanto, e per cosa.

4 min di letturaE-commerce

Il primo ordine del negozio online arriva alle 22:15, un sabato. Il cliente ha pagato con la carta, ma sul tuo conto non c'è ancora niente. Lunedì chiami la banca, che non ne sa nulla. Martedì capisci che i soldi stanno “da qualche parte” e arriveranno. È tutto normale, ma nessuno te l'aveva spiegato.

In questo articolo ti spiego cosa succede tra la carta del cliente e il tuo conto: chi c'è in mezzo, quanto trattiene, quando paga, e cosa fare con rimborsi e contestazioni. Con i due servizi più usati dai piccoli negozi, Stripe e PayPal.

Perché non incassi direttamente

Per accettare una carta online bisogna rispettare regole severe sulla sicurezza dei dati: il numero della carta non deve mai passare dal tuo sito né dal tuo server. Per questo esiste il gateway di pagamento: un servizio che raccoglie la carta su una pagina sua, parla con le banche, incassa e ti gira i soldi. Tu non vedi mai il numero della carta, e questo è un bene: non puoi perderlo.

Cosa fa Stripe

Stripe è il servizio che si collega al checkout del negozio. Il cliente paga con carta, Apple Pay o Google Pay senza uscire dal tuo sito. Stripe controlla la carta, chiede l'autenticazione quando la banca la richiede, incassa e ti accredita i soldi sul conto corrente.

  • Cosa trattiene. Per le carte europee, intorno all'uno e mezzo percento più qualche centesimo per ogni pagamento. Per le carte di fuori Europa di più. Nessun canone mensile: paghi solo quando incassi.
  • Quando paga. I soldi arrivano sul tuo conto qualche giorno dopo, in automatico, raggruppati. Dal pannello vedi ogni pagamento, cosa è stato trattenuto e quando parte il bonifico.
  • Cosa risolve. Rimborsi con un clic, ricevute automatiche, abbonamenti ricorrenti per chi vuole la consegna mensile. E la contabilità: ogni mese scarichi l'elenco di tutti gli incassi per il commercialista.

Cosa fa PayPal

PayPal serve a chi lo conosce già e si fida di quello. Una parte dei clienti, soprattutto i meno giovani, non mette la carta su un sito che non conosce ma paga volentieri con il suo conto PayPal. Toglierlo vuol dire perdere qualche ordine.

Le commissioni sono più alte di Stripe, intorno al tre e mezzo percento più una quota fissa per ogni pagamento. Per questo conviene tenerlo come seconda scelta accanto alla carta, non come unico metodo.

A chi sono intestati

Gli account Stripe e PayPal li apri tu, con la tua partita IVA e il tuo conto corrente. Lo sviluppatore li collega al negozio, ma i soldi passano dal tuo account e arrivano sul tuo conto, senza transitare da lui. Alla consegna gli accessi sono tuoi, come il resto. Le uniche commissioni che paghi sono quelle di chi processa la carta.

Rimborsi e contestazioni

Due cose diverse, e vale la pena distinguerle.

  • Il rimborso lo decidi tu. Il cliente ha cambiato idea, il prodotto era difettoso: rimborsi dal pannello, tutto o in parte. La commissione del pagamento in genere non torna indietro.
  • La contestazione la decide la banca. Il cliente dice alla sua banca che non riconosce il pagamento. Stripe ti avvisa, tu mandi le prove, ordine e tracciamento della spedizione, e la banca decide. Con la spedizione tracciata si vince quasi sempre. Senza, quasi mai.

Per questo il negozio salva per ogni ordine quello che serve a difenderlo: indirizzo, email, tracciamento, data di consegna.

Cosa non ti serve

  • Un POS virtuale della banca. Costa un canone, si integra peggio e fa le stesse cose. Ha senso solo se incassi cifre molto alte, dove la commissione più bassa ripaga il canone.
  • Accettare il bonifico anticipato come metodo principale. Rallenta l'ordine di giorni e metà dei clienti rinuncia. Si può tenere per i rivenditori, non per il pubblico.
  • Il contrassegno. Costa al corriere, i pacchi tornano indietro più spesso e il cliente che paga alla consegna è quello che si lamenta di più.
Il sistema di pagamento giusto è quello di cui il cliente non si accorge. Mette la carta, riceve la ricevuta, aspetta il pacco. Tutto il resto deve succedere da solo.

Da dove partire

  1. Apri l'account Stripe con la tua partita IVA. Ci vuole mezz'ora, un documento d'identità e l'IBAN del conto aziendale.
  2. Decidi se tenere anche PayPal. Se i tuoi clienti hanno più di cinquant'anni, quasi sempre sì.
  3. Chiedi a chi ti fa il negozio di provare un pagamento, un rimborso e una contestazione di prova prima di aprire. Stripe ha le carte di prova apposta.

Il primo ordine alle 22:15 di sabato lo vedrai arrivare dal telefono. E saprai dove sono i soldi.

E adesso?

Stai pensando a un negozio che incassa da solo, con i soldi sul tuo conto? Scegli come vuoi vendere e leggi subito quanto costerebbe.

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